Omnia sunt communia è il famoso motto rispolverato qualche anno fa da Wu Ming nel romanzo Q (allora firmato Luther Blissett), che del copyleft e della condivisione della conoscenza hanno fatto una bandiera, e anche un’ottima scelta di marketing.
Certamente migliore di chi per difendere una posizione oligo o monopolistica impedisce la produzione di medicinali generici sostitutivi di quelli coperti da brevetto, o di chi invia 4000 lettere di minaccia ad altrettanti possibili clienti.
Lo so che i due esempi trattano sbrigativamente situazioni molto diverse, infatti l’intento del blog è proprio quello di raccogliere e cercare di organizzare un materiale così vasto, magari per ricavarne anche una tesi di laurea.
L’idea del blog, oltre che per salvarmi dallo sproposito di bigliettini cartacei (e non) che ormai mi sommerge, dipende anche dal fatto che Internet, sempre meno intesa come tecnologia e sempre più come rete di persone (web 2.0, ecc…) è lo strumento che più di ogni altro permette la condivisione:
“L’interconnessione delle capacità individuali crea intelligenza diffusa a cui ciascuno contribuisce favorendo la costruzione di relazioni tra ciò che rilancia dal proprio nodo e i contenuti già presenti in Rete.” scrive Sergio Maistrello ne “La parte abitata della Rete” e lo dimostra anche la tendanza di riconversione di molte aziende da una struttura piramidale a una reticolare. Altre questioni che vorrei approfondire qui.
Inoltre Benjamin parlava dell’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, oggi noi possiamo parlare di informazione (nel senso più generico possibile del termine) nell’era della sua riproducibilità e diffusione digitale. Altro motivo che porta la Rete al centro dell’argomento. Molte lobby e grandi corporation dovrebbero accettare che far pagare per un bene riproducibile a costo praticamente nullo, e con processi ormai alla portata di tutti, non è più una strada percorribile (un po’ come se qualcuno dopo aver moltiplicato pani e pesci, per altro non suoi, avesse chiesto un compenso), il profitto va ricavato in altri modi… modi che potrebbero trasformarsi anche in sbocchi professionali diversi dal precariato in un call-center per noi scienziati della comunicazione.
Insomma, tanti argomenti, tante idee e parecchia confusione per ora. Ovviamente, rimanendo in tema collaborazione, commenti, segnalazioni e contributi di ogni tipo sono sempre ben accetti.
