Le major cinematografiche si stanno (forse) decidendo a permettere agli utenti di realizzare copie di backup dei film su hd dvd e dei blu-ray regolarmente acquistati, cosa che per altro, come fa notare l’articolo, favorirebbe il mercato hardware e software dei prodotti legati alle due tecnologie… come al solito si sta quindi arrivando a ri-concedere agli utenti/consumatori un diritto che già avevano, e soltanto dopo che le protezioni di ambedue i formati sono state già ampiamente craccate.
Ecco, è che a leggere queste cose ti viene da pensare che certe lobby, certi colossi, siano rimasti indietro di qualche decina d’anni…
Poi vabbé, qualche leggero spiraglio ogni tanto si apre. Come quando il leader dei Nine Inch Nails dichiara di trovare esagerato il prezzo di vendita del suo cd e per il futuro di voler vendere on-line gli album a 4 dollari, puntando poi su concerti e merchandising per il grosso del guadagno… e non è una cattiva idea… sempre che le tracce siano più di 4, altrimenti ritorneremmo agli attuali 90centesi/1€ per canzone

Maggio 26, 2007 alle 2:24 pm
trent Reznor dei nine inch nails ha avuto una “rivelazione”…chissà se anche altri cantanti seguiranno il suo esempio? vi ricordate la battaglia dei metallica contro napster? ridicola…
Maggio 27, 2007 alle 10:16 am
leggendo mi viene da pensare ai prezzi dei quotidiani un pò in tutto il mondo…
il loro prezzo è simbolico, gli editori non traggono certo profitto da quei pochi centesimi (nel caso italiano circa 1 euro)….ma il grosso dei loro fatturati viene dalla pubblicità e quindi dai vari sponsor..Se la carta stampata è oggi in crisi sicuramente non dipende dall’euro che il lettore non spende più..il problema sono gli investitori che hanno spostano altrove i loro interessi!!
Ma non credete che anche tutto il mercato della musica potrebbe essere riformato in questo modo?
Pensate davvero che loro abbiamo bisogno dei nostri 15-20 euro/cd per portare avanti la baracca??magari sfruttando meglio la pubblicità, in televisione, in rete (collaborando con forse anche con i vari loopster-emule-winmx-ecc..e non dichiarando guerre del tutto inutili)o con le sponsorizzazioni dei concerti…si potrebbe abbassare notevolmente il prezzo dei cd! Ma questa è solo una mia ipotesi…
Maggio 27, 2007 alle 11:58 am
io dico proprio che il mondo della musica dovrebbe essere riformato così… e non solo della musica, ma di qualsiasi bene che possa essere digitalizzato, riprodotto a costo zero e condiviso in rete, almeno fin tanto che resta sulla rete… diverso quando viene venduto su un supporto, ma comunque non è immaginabile far pagare un cd tanto di più del suo stesso contenuto come invece stanno facendo.
Il problema è che le grandi major e le associazioni che le rappresentano ormai sono assuefatte a un sistema monopolistico che gli permetteva di fare il bello e il cattivo tempo, ricavando profitti spropositati (che a parte nel caso di pochi nomi famosi, i cantanti e i musicisti non vedono neppure da distante)… se sapessero cavalcare l’onda del cambiamento (che espressione orrenda
) anzichè far la guerra agli utenti, ne ricaverebbero loro per prime… ma cambiare non è semplice, e ogni opportunità può essere vista come un rischio…
Maggio 28, 2007 alle 11:18 am
Open Source nell’Università. Software libero per studiare, insegnare e fare ricerca
Il 6 giugno 2007 dalle 9 alle 12,30 si terrà il convegno
“Open Source nell’Università Software libero per studiare, insegnare e fare ricerca”.
Il convegno, rivolto a docenti, studenti e personale
dell’università, è organizzato dal LIASES (Laboratorio di Informatica
Applicata alle Scienze Economiche e Sociali “Giorgio Rota”) e dal CISI
(Centro Interstrutture di Servizi Informatici e Telematici per le Facoltà
Umanistiche).
Al link collegato è possibile consultare il programma.
Segnalato da : LIASES – CISI
Data di svolgimento : 06/06/2007
Luogo di svolgimento : Rettorato, Sala Principi d’Acaja – Via Verdi, 17
credo possa interessarti questa cosa… enry
Maggio 28, 2007 alle 10:19 pm
eh sì, grazie 1000!
Maggio 30, 2007 alle 10:40 am
Gran cosa il copyleft…e pensare che oramai anche per procurarsi un articolo di poche pagine da riviste specialistiche bisogna andare in copisteria incappucciati e sperare che nessuno si accorga che stai fotocopiando la bellezza di tre, quattro pagine protette da copyright…diritto allo studio?
Maggio 30, 2007 alle 11:26 am
sto giusto leggendo un libro (pubblicato sotto creative commons) che parla del copyright su articoli e materiali scientifici come freno all’innovazione e alla circolazione del sapere nelle università e nel mondo della ricerca in genere… magari lo recensisco vah