Le major cinematografiche si stanno (forse) decidendo a permettere agli utenti di realizzare copie di backup dei film su hd dvd e dei blu-ray regolarmente acquistati, cosa che per altro, come fa notare l’articolo, favorirebbe il mercato hardware e software dei prodotti legati alle due tecnologie… come al solito si sta quindi arrivando a ri-concedere agli utenti/consumatori un diritto che già avevano, e soltanto dopo che le protezioni di ambedue i formati sono state già ampiamente craccate.
Ecco, è che a leggere queste cose ti viene da pensare che certe lobby, certi colossi, siano rimasti indietro di qualche decina d’anni…
Poi vabbé, qualche leggero spiraglio ogni tanto si apre. Come quando il leader dei Nine Inch Nails dichiara di trovare esagerato il prezzo di vendita del suo cd e per il futuro di voler vendere on-line gli album a 4 dollari, puntando poi su concerti e merchandising per il grosso del guadagno… e non è una cattiva idea… sempre che le tracce siano più di 4, altrimenti ritorneremmo agli attuali 90centesi/1€ per canzone
Molto spesso, anche in alcuni corsi universitari mi è capitato di sentir spiegare la differenza fra open e free in modo errato. Per altro, per quanto evidente, io l’ho realizzato soltanto stasera leggendo il libro “Open non è free” che fosse errato. Il libro è interessante, ma un po’ difficle nella lettura e spigoloso nei riferimenti, forse perché dà per scontate molte questioni e presuppone una certa conoscenza informatica.
La differenza fra Free Software e Open Source molto più semplicemente la trovate qui :
Quasi tutto il software open source è software libero; i due termini descrivono all’incirca la stessa categoria di software. Ma si basano su valori fondamentalmente diversi. L’open source è una metodologia di sviluppo; il software libero è un movimento sociale. Per il movimento per il software libero, il software libero è un imperativo etico, perché soltanto il software libero rispetta la libertà degli utenti. Al contrario la filosofia dell’open source pensa a come “migliorare” il software soltanto da un punto di vista pratico. Dice che il software non libero è una soluzione non ottimale. Per il movimento per il software libero, tuttavia, il software non libero è un problema sociale e la soluzione è passare al software libero.
Differenza più ideale che tecnica quindi, il fraintendimento a cui accennavo però non è questo, ma quello fra Free Software e Freewere. Dando al primo il senso del secondo ed opponendo di conseguenza Open a Free in modo molto più sostanziale che ideale è stato dato a free il significato di “gratuito” che assume in Freeware, anziché il più corretto “libero”, ed elimando ogni riferimento al fatto che il software free sia per definizione anche a codice aperto, il freeware no.
Per capire il concetto, bisognerebbe pensare alla “libertà di parola” e non alla “birra gratis”…
E mi si perdoni l’errore, sarà che anche la birra gratis ha il suo bel perché…
In risposta a quanto affermato da Microsoft sui presunti brevetti violati da Linux, OpenOffice e altri software open, arriva la risposta della Linux Foundation, che ricalca pressapoco quanto già detto su molti blog e in molti forum:
le dichiarazioni di Microsoft “hanno il solo intento di intimorire le aziende con argomenti falsi o comunque non dimostrati”
sembra che “qualcuno” cominci a vedere qualche crepa pericolosa nel proprio monopolio, anche a seguito della scelta di Dell. E forse è per scoraggiare simili iniziative che si cerca di danneggiare l’immagine del pinguino agli occhi almeno dei produttori hardware… riaschiando però di compromettere la propria davanti agli utenti finali.
Senza contare possibili ricadute sulla questione dei bravetti e dell’originalità del codice dei prodotti Microsoft:
“Microsoft deve stare molto attenta a ciò a cui dà inizio, perché non sa dove può finire”.
Omnia sunt communia è il famoso motto rispolverato qualche anno fa da Wu Ming nel romanzo Q (allora firmato Luther Blissett), che del copyleft e della condivisione della conoscenza hanno fatto una bandiera, e anche un’ottima scelta di marketing.
Certamente migliore di chi per difendere una posizione oligo o monopolistica impedisce la produzione di medicinali generici sostitutivi di quelli coperti da brevetto, o di chi invia 4000 lettere di minaccia ad altrettanti possibili clienti.
Lo so che i due esempi trattano sbrigativamente situazioni molto diverse, infatti l’intento del blog è proprio quello di raccogliere e cercare di organizzare un materiale così vasto, magari per ricavarne anche una tesi di laurea.
L’idea del blog, oltre che per salvarmi dallo sproposito di bigliettini cartacei (e non) che ormai mi sommerge, dipende anche dal fatto che Internet, sempre meno intesa come tecnologia e sempre più come rete di persone (web 2.0, ecc…) è lo strumento che più di ogni altro permette la condivisione:
“L’interconnessione delle capacità individuali crea intelligenza diffusa a cui ciascuno contribuisce favorendo la costruzione di relazioni tra ciò che rilancia dal proprio nodo e i contenuti già presenti in Rete.” scrive Sergio Maistrello ne “La parte abitata della Rete” e lo dimostra anche la tendanza di riconversione di molte aziende da una struttura piramidale a una reticolare. Altre questioni che vorrei approfondire qui.
Inoltre Benjamin parlava dell’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, oggi noi possiamo parlare di informazione (nel senso più generico possibile del termine) nell’era della sua riproducibilità e diffusione digitale. Altro motivo che porta la Rete al centro dell’argomento. Molte lobby e grandi corporation dovrebbero accettare che far pagare per un bene riproducibile a costo praticamente nullo, e con processi ormai alla portata di tutti, non è più una strada percorribile (un po’ come se qualcuno dopo aver moltiplicato pani e pesci, per altro non suoi, avesse chiesto un compenso), il profitto va ricavato in altri modi… modi che potrebbero trasformarsi anche in sbocchi professionali diversi dal precariato in un call-center per noi scienziati della comunicazione.
Insomma, tanti argomenti, tante idee e parecchia confusione per ora. Ovviamente, rimanendo in tema collaborazione, commenti, segnalazioni e contributi di ogni tipo sono sempre ben accetti.
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